Enciclopedia Filosofica: L’Esistenzialismo (SEP)

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Come “razionalismo” e “empirismo”, “esistenzialismo” è un termine che appartiene alla storia intellettuale. La sua definizione è così in parte una di convenienza storica. Il termine è stato esplicitamente adottato come auto-descrizione da Jean-Paul Sartre, e attraverso l’ampia diffusione della produzione letteraria e filosofica del dopoguerra letteraria e di Sartre e dei suoi collaboratori, in particolare Simone de Beauvoir, Maurice Merleau-Ponty, e Albert Camus, l’esistenzialismo è diventato identificato con un movimento culturale che fiorì in Europa negli anni 1940 e 1950. Tra i maggiori filosofi identificati come esistenzialisti (molti dei quali, per esempio Camus e Heidegger, ripudiarono l’etichetta) vi erano Karl Jaspers, Martin Heidegger, e Martin Buber in Germania, Jean Wahl e Gabriel Marcel in Francia, gli spagnoli José Ortega y Gasset e Miguel de Unamuno, e i russi Nikolai Berdjaev e Lev Sestov. I filosofi del diciannovesimo secolo, Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche, sono venuti a essere considerati precursori del movimento. L’esistenzialismo era tanto un fenomeno letterario quanto uno filosofico. Le idee proprie di Sartre erano e sono meglio conosciute attraverso le sue opere di narrativa (come La nausea e A porte chiuse) che attraverso quelle più puramente filosofiche (come L’essere e il nulla e Critica della ragione dialettica), e gli anni del dopoguerra hanno trovato una consorteria molto diversificata di scrittori e artisti legati sotto il termine: retrospettivamente, Dostoevskij, Ibsen e Kafka vennero arruolati; a Parigi c’erano Jean Genet, André Gide, André Malraux, e l’espatriato Samuel Beckett; il norvegese Knut Hamsun e il rumeno Eugene Ionesco appartengono al club; artisti come Alberto Giacometti e persino espressionisti astratti come Jackson Pollock, Arshile Gorky e Willem de Kooning, e registi come Jean-Luc Godard e Ingmar Bergman sono stati compresi in termini esistenziali. Verso la metà degli anni 1970 l’immagine culturale dell’esistenzialismo era diventata un cliché, parodiata in innumerevoli libri e film di Woody Allen.

A volte è suggerito, quindi, che l’esistenzialismo è solo questo movimento culturale passato, piuttosto che una posizione filosofica identificabile; o, in alternativa, che il termine deve essere limitato alla sola filosofia di Sartre. Ma mentre una definizione filosofica dell’esistenzialismo non può ignorare del tutto il destino culturale del termine, e mentre il pensiero di Sartre deve incombere di grandi dimensioni in ogni spiegazione di esistenzialismo, il concetto non raccoglie un gruppo distintivo di problemi filosofici e identifica utilmente una corrente relativamente distinta di indagine filosofica del XX e ora XXI secolo, quella che ebbe un impatto significativo su campi come la teologia (con Rudolf Bultmann, Paul Tillich, Karl Barth, e altri) e la psicologia (da Ludwig Binswanger e Medard Boss di Otto Rank, RD Laing, e Viktor Frankl). Ciò che rende questa corrente di inchiesta distinta non è la sua preoccupazione per l’ “esistenza” in generale, ma piuttosto la sua affermazione che pensare all’esistenza umana richiede nuove categorie non presenti nel repertorio concettuale del pensiero antico o moderno; gli esseri umani non possono essere concepiti né come sostanze con proprietà fisse, né come soggetti che interagiscono con un mondo di oggetti.

Dal punto di vista esistenziale, per capire ciò che un essere umano è non è sufficiente conoscere tutte le verità che la scienza naturale, compresa la scienza della psicologia, ci potrebbe dire. Il dualista che sostiene che gli esseri umani sono composti di sostanze indipendenti, “mente” e “corpo”, non è meglio a questo proposito che è il fisicalista, il quale sostiene che l’esistenza umana può essere spiegata adeguatamente in termini di costituenti fisici fondamentali dell’universo. L’esistenzialismo non nega la validità delle categorie di base di fisica, biologia, psicologia e altre scienze (categorie quali materia, causalità, forza, funzione, organismo, sviluppo, motivazione, e così via). Sostiene soltanto che gli esseri umani non possono essere pienamente compresi nei loro termini. Né una tale comprensione può essere acquisita completando la nostra immagine scientifica con una morale. Le categorie della teoria morale come l’intenzione, la colpa, la responsabilità, il carattere, il dovere, la virtù, e simili colgono aspetti importanti della condizione umana, ma né il pensiero morale (governato dalle norme del bene e del giusto), né il pensiero scientifico ( disciplinata dalla norma di verità) sono sufficienti.

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