Signore Nude – Jordan Rosenfeld

§ = link in inglese

 Ho trascorso la maggior parte della mia vita nel rifiuto del corpo di mia madre. Chiamatelo esibizionismo, il modo in cui ha sempre scoperto la sua pelle con una palese mancanza di disagio. Sono fin troppo intimamente familiare con i suoi contorni, perché sono sempre stati in evidenza; la sua pallide carne irlandese che si abbronza a un recessivo marrone spagnolo sulla spiaggia sotto una patine di olio solare; le cosce curvacee e il fondoschiona a fossette che fuoriescono dai lati di un bikini che copre a malapena; la traccia stranamente spessa di peli neri, come estesi peli pubici (su un corpo altrimenti per lo più senza peli) che strisciano dalla linea del bikini fino al ginocchio. Non pensava niente del gettare via i suoi vestiti in vista delle mie amiche. Non era raro per lei cambiare l’assorbente interno mentre io lavavo i denti, gettando la cosa insanguinata nel bidone della spazzatura, il suo odore simile al lievito che riempiva il piccolo spazio, mentre io indietreggiavo.

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Grande teoria unificata del dolore femminile – Leslie Jamison

 

Cecily Brown, The Girl Who Had Everything, 1998

Noi vediamo queste donne ferite dappertutto:

Miss Havisham (Grandi speranze, ndt) indossa il suo abito da sposa finché quando non brucia. La sposa nel vestito da sposa era appassita come l’abito. I capelli di Belinda (Il riccio rapito, ndt) vengono tagliati: la sacra chioma separata/ Dalla bella fiera, per sempre, e per sempre! – e poi ascende al cielo: la tua chioma rapita/che aggiunge nuova gloria alla sfera splendente! L’amore disdegnato di Anna Karenina fa così tanto mala da farla saltare davanti a un treno: libertà da un uomo era solo un altro, e poi non è nemmeno rimasto. Mimì sta morendo in La Bohème e Rodolfo la chiama bella come l’aurora. Hai sbagliato l’immagine, lei gli dice. Avresti dovuto dire “bella come un tramonto.”

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