Rimani Vulnerabile – Intervista a Laura Marling

“Ho aperto una cosa a cui non ho mai avuto intenzione di andare a fondo”

Collage di Minna

§ = link in inglese

Il nuovo (e quinto!) album di Laura Marling, Short Movie, che esce il 24 marzo è una bellissima e intelligente meditazione sulla fidarsi della propria intuizione. Laura, che ha compiuto 25 anni a febbraio, ha scritto il cd alla fine di due anni e mezzo trascorsi vivendo a Los Angeles, dove ha smesso di suonare musica per sei mesi, si è scrollata di dosso le responsabilità che aveva assunto da quando ha iniziato la sua carriera musicale a Londra a 16 anni, e recuperato le esperienze adolescenziali da cui si sentiva rimasta esclusa. Il che rende la prospettiva di versi come questo, da “How Can I” tanto più potente: “I’m taking more risks now / I’m stepping out of line / I put up my fists now until I get what’s mine” (Adesso corro più rischi / Sto oltrepassando la linea / Sollevo i pugni finché non ottengo ciò che è mio)

Laura vive di nuovo a Londra, ma è tornata brevemente Los Angeles, sulla strada per il South by Southwest§ festival di musica di Austin, in Texas, quando abbiamo parlato su Skype. Abbiamo parlato di cosa vuol dire essere una persona che pensa troppo alla ricerca di situazioni imprevedibili, perché incontrare resistenza può essere una buona cosa, e come conquistare la banalizzazione essendo la migliore che si puoi possibilmente essere.

Luara Snapes: Aveva suonato al South by Southwest prima?

Laura Marling: Sì, l’ho fatto per tre anni di fila, quando avevo 17, 18, ​​e 19 anni. Era sei anni fa.

Ha compiuto 25 anni all’inizio di febbraio – hai sentito la gestazione di una crisi di quarto d’età?

L’ho avuta l’anno scorso, sì. Il tempo sta iniziando a muoversi abbastanza rapidamente tutto ad un tratto. Inizi a comprendere le nevrosi di tutti gli altri.

Che forma ha preso la vostra crisi di un quarto d’età prende? Era mentre era a Los Angeles, lontano dalla musica?

Ho avuto la parte esistenziale della mia crisi di quarto d’età a Los Angeles, la crisi trascendentale. Poi, quando sono tornata a Londra, e sulla strada verso il mio 25° compleanno, ho avuto quella più personale. Ero improvvisamente consapevole che tutti le/i mie(i) amic* con cui sono andata a scuola, non c’è nessuno all’università, ognun* sta facendo il proprio lavoro. È il grande equalizzatore, la metà dei vent’anni. È davvero strano!

La gente ha sempre scritto sulla sua età. Si è mai preoccupata che sarebbe stata percepito come stupefacente per una giovane, ma che il fascino si sarebbe livellato quando fosse diventata adulta?

Quello ha attraversato la mia mente, preventivamente, un sacco quando la gente lo diceva quando ero giovane. Ho cercato di scoraggiare le persone dal dirlo, in modo che non fosse è sembrato tanto uno shock quando ero solo un’adulta e quello non era più un argomento interessante su di me.

Stavo leggendo alcune delle sue prime interviste precedenti, ed è come se lei fosse descritta come un bellissimo uccello magico, come se i giornalisti non riuscissero a ricordare che stavano vivendo, esseri autonomi quando avevano 16, 17 anni.

Giusto! Ho sicuramente avuto un senso di quello. Mi sentivo molto reale e viva quando ero un’adolescente, e non mi sentivo come se venissi trattata come tale.

Si sente spesso persone che erano star bambine parlare di come ci si aspettasse che gestissero un carico di lavoro da adulti ma ancora trattati come bambini quando si trattava della propria agenzia. È stata così la vostra esperienza?

In una certa misura, i miei ultimi due anni sono stati il ​​recupero della mia adolescenza perché sono saltato su volentieri e ho adottato una posizione piuttosto adulta e responsabile. Ho sempre sentito di essere responsabile per le mie interazioni. Quindi no, era più che mi sentivo come se dovessi reclamare alcune esperienze che non sono riuscita ad avere, o lasciar andare una certa responsabilità per un po’ in modo che potessi avere quella libertà.

Che tipo di cose, quando parla di reclamare?

Quando mi sono trasferita a Los Angeles, o forse anche prima, ho deciso di rilasciare la band per un po’ perché è una responsabilità abbastanza pesant: impiegavo una piccola flotta di persone, e così dovevo gestire quello e fare in modo che tutti sapessero che cosa stava succedendo là. Sono stata libera da quella responsabilità per un po’, e poi non mi sono davvero stabilita da nessuna parte a Los Angeles. Ho navigato per divani e viaggiato per i primi otto mesi che ero lì, il che era piuttosto liberatorio e molto scomodo per me, perché non mi piace chiedere favori alle persone. E poi una sorta di, come, cercare di sperimentare quello che immagino la gente abbia sperimentato nei loro ultimi anni d’adolescenza. Non sono mai stata in una discoteca, o come [ride] … Non lo so, non ero mai andato in un bar solo per il gusto di andare al bar, ci ero solo finita dopo spettacoli perché questa era la unica cosa che era aperto. Sono andato a casaccio attraverso tutta quella roba, ma in un modo strano.

Le è piaciuto andare in discoteca?

Sì! Voglio dire, sì, ma [ride] … non so nemmeno cosa significa. Guardavo solo tutt*. Mi sono sentita molto staccata da quello che era quell’esperienza, ancora non capisco cosa … A volte penso che se solo potessi lasciarmi andare un po’, l’avrei capito un po’ di più, ma sento una vera e propria oscurità in quei luoghi che non riesco a scuotere. Ho deciso che probabilmente non era qualcosa che avevo bisogno di perseguire o capire, davvero.

È interessante, da un lato parla del fermare se stessa dall’essere in grado di apprezzare questo tipo di situazione, perché ci sta pensando troppo, ma poi dall’altro si butta a braccia aperto ai capricci del mondo e al CouchSurfing con estranei. Come bilancia queste due cose?

Ho una volontà abbastanza forte, o una forte intuizione per quello che trovo stimolante. E ciò che viaggiara da sola per molto tempo ha fatto, più viaggiavo, più lontana della cultura popolare mi trovavo. Non sapevo cosa stesse succedendo nel mondo, davvero. Non leggevo le notizie, non avevo televisore, non ascoltavo molto la radio. E quello ha aperto uno spazio per me per capire cosa realmente mi piace davvero, e in quali esperienze volevo veramente ritrovarmi in. E quindi c’era un sacco di roba che chiaramente sarebbe stata un’esperienza che non potevo rifiutare, come… non lo so, è quasi grossolano da parte mia elencarle, ma l’esperienza cumulativa di essere al di fuori di ciò che accadeva nel mondo è stata quella per me più formative. Mi ha permesso di comprendere me stessa come individuo, e come parte di un enorme, enorme mondo.

È stata soddisfatta della sua esplorazione?

No, non penso che lo sia stata. Sembrava, come, pericolosa. In alcune delle esperienze mi sentivo come se avessi aperto qualcosa a cui non ho mai avuto intenzione di andare a fondo. Ho sempre lottato con questa idea che ogni esperienza nella vita è in qualche modo un’ulteriore perdita di innocenza. Gran parte della vita è davvero buia, e la soddisfazione che ho avuto in conclusione a tutte quelle esperienze è che la soddisfazione è solo momentanea, e l’esperienza è anticipazione. E allora se sei una persona come me, ci sono un sacco di riflessioni dopo, il che può essere soddisfacente, ma alla fine la vita continua ad andare avanti, e puoi sia vederla come un lento decadimento lento sia come una lunga rinascita. E il mio tempo a Los Angeles, la mia sorta di seconda dell’adolescenza, è stata la mia rottura dell’ego, la mia ego-morte, o qualcosa del genere. Mi sono frammentata per un po’, e poi sono stata in grado di recuperare un senso di vulnerabilità, che può essere confuso con innocenza. E ora dò molta importanza alla protezione della propria vulnerabilità.

Quando parla della vita come un di periodo di lenta decadenza, è preoccupata per la creazione di qualcosa di permanente?

Sì, devo ricordare a me stessa di farlo. È un’abilità. Sono il tipo di persona che predersi molto ed essere coinvolte in se stessa, in cose in corso nel mio universo e chi sono e bla bla, o posso andare in modo opposto e diventare veramente impersonale a proposito di cose e dello stato del mondo, l’universo, o il paese, o qualsiasi altra cosa. Nel mezzo di questo è ciò che è il mio scopo sul pianeta, e ognuna delle mie esperienze nella vita, sia se sono difficili o piacevoli, sento che contribuiscono a questa conversazione in corso su ciò che significa essere uman* che ho con un sacco di persone a causa del lavoro che faccio, e questa in ultima analisi è come la mia forza trainante piuttosto che essere una musicista: essere parte di una conversazione su ciò che cazzo sta succedendo? [Ride]

Mi parli di quella conversazione.

Ho incontrato un sacco di persone qui [a Los Angeles] che erano creative senza compensazione, dovevano solo dovuto essere espressive, o dovevano parlare di ciò che era essere uman*, in qualche modo, o attraverso l’arte visiva o poesie o musica o perfino nel modo di vestire o altro. Penso che venendo da Londra, sono rimasta sorpresa che ci fosse un po’ di me che era come, “Se non è un successo per te, allora perché stai ancora facendo?” Quello che l’America ha aperto per me, per cui sono eternamente grata, è la vera idea di soddisfazione. Non l’avevo mai sperimentata: persone che con tanta passione necessitvano e volevano esprimere ciò che significa essere uman}, a causa delle circostanze in cui mi trovavo nella mia vita a Londra.

Ho cominciato a capire che la mia insoddisfazione, che aveva cominciato a strisciare su di me mentre vivevo a Londra e ero stato abbastanza perduta e buia, era che non mi sentivo come se potessi avere una conversazione con qualcuno circa la natura dell’umanità. O era politica, o era vana, o auto-indulgente, o saresti stata di fronte a un certo livello di cinismo, parlare apertamente sulla vulnerabilità dell’umanità, che diventa inevitabilmente una conversazione poetica in una certa misura. Avendo vissuto a Los Angeles, dove puoi fare ciò che il tizio che ti serve caffè ogni mattina perché ne hanno voglia tutto il tempo, mi sono resa conto che non era Londra che non mi permetteva di avere quella conversazione: ero io.
Ci sono un sacco di persone, soprattutto ora che ci stiamo muovendo nel tempo tecnologico più veloce in esistenza e stiamo iniziando a sentirci così sconness*, che vogliono disperatamente avere quella conversazione. Ed è stato fantastico.

Pensa che lo stereotipo che le/gli inglesi sono meno propens* all’introspezione è vero? Che è difficile per loro parlare dei loro sentimenti?

Non credo che gli/le inglesi siano meno introspettiv*, ma c’è una grande differenza tra il modo accettabile di parlare delle cose in Inghilterra e il modo accettato di parlare delle cose a Los Angeles, o in America in generale. Mi mancava il cinismo quando vivevo a Los Angeles, e quando vivevo a Londra, mi mancava l’apertura. La cultura inglese ha un sacco di mascheramento: [mascheramento] della mascolinità, mascheramento attraverso l’alcool, mascheramento attraverso il tribalismo, e naturalmente quello esiste anche in America. Ma poiché l’Inghilterra è la mia casa, mi sento preoccupata per essa quando sono là. Non in, come una sorta di maniera migliore-di-te, più nel modo che vorrei che le persone ne parlassero di più.

Quando ha iniziato a scrivere canzoni, dove ha preso il coraggio e la forza di rivelarsi così?

Non so se fosse una cosa cosciente, ma la banalizzazione delle donne, di cui ce ne è molta, e in particolare delle giovani donne, è un argomento talmente delicato, e l’unico modo che ho trovato per navigarlo è di essere veramente brava.

Sì!

E non cedere alla tentazione di reagire alle cose. Quando ho iniziato, ero paragonata ad ogni altra cantautrice che non suonava per niente come me. È difficile per le donne perché hai l’aggiuntiva nella tua descrizione: sei una donna qualcosa, e io non so perché questo significhi qualcosa? Stavo parlando con la mia amica Marika [Hackman] che anche lei è una cantante. Non siamo molto ragazze molto femminili che si truccano, quindi o veniamo descritte come “forti” o “resistenti” o qualcosa del genere, o siamo banalizzate in un altro modo, dove siamo “miti” e “bizzarre”. E non mi ricordo di nessun uomo che sia descritto, o normalizzata, in questo modo.

Mi sembra che lei abbia sempre usato la sua immagine in un modo molto potente. Ogni volta che pubblica un cd torna con uno stile diverso. Quanto intenzionale e costruita è ciò, e come fa a derivare potere dal modo in cui si presenta?

Sono molto particolare, e non ho ancora capito come navigare questo. Sono proprio nel bel mezzo della stagione di promo, e ogni volta che arriva, è altrettanto straziante, ‘perché devo fare alcuni servizi fotografici, anche se li faccio il meno possibile. Non ho mai un(a) stilista, non ho mai un(a) truccatr*, non ho mai avere una persona per i capelli presente. Provo a conversare con i fotografi prima che mi scattino la foto, perché non voglio l’aspetto di “ragazza che guarda oltre la spalla catturata nel mentre di fare qualcosa”. Sa cosa intendo?

Ha mai affrontato resistenza per fare le cose a modo suo?

Sì. La considero una buona cosa che incontro molta resistenza. Potrei correre giù la tana del coniglio dell’ego abbastanza facilmente, ma ho abbastanza persone di cui mi fido che direbbero di no. È fastidioso per le persone, la cosa dei servizio fotografici, e può farmi sembrare come una diva o qualsiasi altra cosa, il che, non mi interessa, ma ho un gruppo molto rigido di regole su chi ha il permesso di essere lì perché non mi piace essere guardata da un sacco di persone. A volte [le persone] sono infastidite da questo, a volte non lo sono.

In questi tipi di situazioni cosa deve fare per rimanere centrate, e lo fa?

Vado in tournée con ottime persone con i piedi per te terra, in generale, che tengono alto il senso dell’umorismo. A volte mi può mancare il senso dell’umorismo, e un sacco delle persone con cui viaggio sono esilaranti. Così quello aiuta. E poi scrivo costantemente alla mia famiglia e ai/lle mie(i) amic* a casa, e racconto loro quanto sia ridicolo questo o qualsiasi altra cosa, e sento cosa che sta succedendo con loro. Questa è la cosa migliore in realtà: mettersi in contatto con la realtà il più spesso possibile. Scrivo un sacco di cartoline.

In passato, ha spesso parlato di essere ossessionato dalla morte, da dove proveniva quello?

Ho avuto il mio primo attacco di panico quando avevo 14 o 15 anni, e ho pensato che stessi per morendo. E poi ho sviluppato una compulsioni (o più compulsioni, in realtà) che ho veramente affrontato solo quando sono entrata nei miei vent’anni. Ero ossessionata dall’ordine e, tipo, sono diventata un po’ una germofoba, avevo tutte queste piccole qualità ossessive, che credo in retrospettiva fosse solo una ragazza adolescente che cercava di prendere il controllo di un vita abbastanza folle, o che sembrava un molto caotica, il che credo sia molto normale. L’ho incanalato in un’ossessione e una paura di insignificanza. Da adolescente, e soprattutto da ragazza adolescente che era solo un po’ diversa, non ho davvero trovato la mia tribù fino a quando non mi sono trasferita a Londra. Avevo attacchi di panico durante il mio ultimo anno di scuola, poi ho avuto contratto [per un disco] e ho lasciato la scuola a 16 anni. La cosa successiva era una paura paralizzante di volare, che è stata davvero mal cronometrato dato che volavo molto allora.

È stata in terapia per questo?

No. Alla fine si è un po’… placata, così come gli attacchi di panico. Tutto è come semplicemente andato via in una sorta di accettazione del cedere il controllo, perché è fondamentalmente tutto ciò che era: la paura di volare è l’idea che non puoi controllare la situazione in cui ti trovi.

C’è un abbastanza discussione religiosa e filosofica sul nuovo disco. Essendo stata un’adolescente che era quasi ossessionato dalla morte e dall’insignificanza, è che qualcosa che è venuto nella tua vita, allora?

Ero abbastanza interessata alla religione. I miei genitori erano entrambi fermamente atei, e quello mi infastidivo, così sono andata in chiesa da sola con la famiglia del/la mia vicina fino a quando avevo 12 anni. E poi la mia migliore amica a scuola era buddista, così sono andata con la sua famiglia incontri buddisti per un po’. Ho trovato persone che erano così dedicate veramente interessanti perché in qualche modo comprometteva i valori dei miei genitori, e volevo capire cosa volesse dire, perché mi piacevano molto i miei genitori.

Tutto quello che ho letto sui suoi genitori li fa sembrare piuttosto in gamba, per esempio l’hanno introdotta grande musica in giovane età. Era quella la sua ribellione adolescenziale, esplorare la religione?

Sì! Lo sto ancora facendo, ancora veramente li infastidisce.

Avere 25 anni e fare qualcosa appositamente per infastidire i suoi genitori: è il tipo di grande esperienza da adolescente che sta cercando di recuperare?

Esattamente! Ho visto un* mi* amic* l’altro giorno che è un* psicolog*, che mi stava dicendo che ora, in psicologia, considerano la fine dell’adolescenza i 28 anni.

Oh, fantastico!

Non è stupendo?! Ottime notizie. 6.Il secondo .

Laura Snapes ama musica da tristi vecchi con la barba e la TV mostra dove niente accade. La potete trovare su Twitter a @laurasnapes.

FonteStay Vulnerable: An Interview With Laura MarlingLaura SnapesRookie, 20 marzo 2015

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