Capitalismo: guida introduttiva

Fonte: www.nytimes.com

La breve guida di libcom.org al capitalismo e a come funziona

§ = link in inglese

Alla sua radice, il capitalismo è un sistema economico basato su tre cose: lavoro salariato (lavorare per un salario), proprietà privata o controllo privato dei mezzi di produzione (cose come fabbriche, macchinari, fattorie e uffici), e produzione per scambio e profitto.

Mentre alcune persone possiedono mezzi di produzione, o capitale, non è così per la maggior part di noi e quindi per sopravvivere abbiamo bisogno di vendere la nostra capacità di lavorare in cambio di un salario, oppure cavarcela con i sussidi . Questo primo gruppo di persone è la classe o “borghesia” in gergo marxista, e il secondo gruppo è la classe operaia o “proletariato”. (Consulta la nostra introduzione alla classe per maggiori informazioni sulla classe.)

Il capitalismo si basa su un processo semplice: il denaro viene investito per generare più denaro.Quando il denaro ha questa funzione, funziona come capitale. Ad esempio, quando un’azienda utilizza i propri profitti per assumere più personale o aprire nuovi locali, e fare così più profitto, il denaro qui ha la funzione di capitale. Quando il capitale aumenta (o l’espansione dell’economia), questo viene chiamato ‘accumulazione di capitale’, ed è la forza trainante dell’economia.

Coloro che accumulano capitale lo fanno meglio quando possono spostare i costi su altri. Se le aziende possono ridurre i costi non proteggendo l’ambiente, o pagando salari che sfruttano la manodopera, lo faranno. Così cambiamenti climatici catastrofici e la povertà diffusa sono segni del normale funzionamento del sistema. Inoltre, affinché il denaro crei più denaro, sempre più cose devono essere scambiabile per denaro. Così la tendenza è che tutto, da oggetti di uso quotidiano a sequenze di DNA a emissioni di anidride carbonica – e, soprattutto, la nostra capacità di lavorare – diventi mercificato.

Ed è proprio questo ultimo punto: la mercificazione delle nostre capacità creative e produttive, la nostra capacità di lavorare, che detiene il segreto per l’accumulazione di capitale. Il denaro non si trasforma in più denaro per magia, ma attraverso il lavoro che facciamo ogni giorno§.

In un mondo dove tutto è in vendita, abbiamo tutt* bisogno di qualcosa da vendere per comprare le cose di cui abbiamo bisogno. Quell* di noi con niente da vendere, tranne la nostra capacità di lavorare devono vendere questa capacità a coloro che possiedono le fabbriche, uffici, ecc… E, naturalmente, le cose che produciamo sul lavoro non sono nostre, appartengono ai/lle nostr* cap*.

Inoltre, a causa delle lunghe ore, incrementi di produttività, ecc…, produciamo molto di più del necessario per farci andare avanti come lavoratrici/ori. I salari che otteniamo all’incirca corrispondono al costo dei prodotti necessari per mantenerci in vita e in grado di lavorare ogni giorno (che è il motivo per cui, alla fine di ogni mese, il nostro conto in banca raramente sembra diverso dal mese precedente). La differenza tra il salario che siamo pagat* e il valore che creiamo è come il capitale è accumulato, o il profitto è realizzato.

Questa differenza tra il salario che siamo pagat* e il valore che creiamo è chiamata “plusvalore”. L’estrazione di plusvalore da parte dei datori di lavoro è il motivo per cui consideriamo il capitalismo un sistema basato sullo sfruttamento – lo sfruttamento della classe operaia. Vedi questo studio analitico sul funzionamento di un ristorante capitalista§ per un esempio.

Questo processo è essenzialmente lo stesso per tutto il ​​lavoro salariato, non solo nelle aziende private. Anche i/le lavorat(or/ric)i del settore pubblico affrontano continui attacchi ai loro salari e alle loro condizioni al fine di ridurre i costi e massimizzare i profitti nell’economia nel suo complesso.

L’economia capitalista si basa anche sul lavoro non retribuito per lo più di lavoratrici donne§.

Concorrenza

Al fine di accumulare capitale, il/la nostro capo deve competere sul mercato con capi di altre aziende. Non possono permettersi di ignorare le forze di mercato, o perderanno terreno a favore dei loro rivali, perderanno soldi, falliranno, verranno aquisite, e, infine, cessaranno di essere il/la nostr* capo. Pertanto, anche i/le cap* non sono veramente in controllo del capitalismo, il capitale stesso lo è. È per questo che si può parlare di capitale come avente azione o interessi propri, e così spesso parlare di ‘capitale’ è più preciso che parlare di cap*.

Entrambi i cap* e i/le lavoratrici/ori, quindi, sono alienat* da questo processo, ma in modi diversi. Mentre dal punto di vista dei/lle lavoratori/rici, la nostra alienazione è vissuta attraverso l’essere controllat* dal/la nostr* cap*, i(l)a cap* la vive attraverso le forze impersonali del mercato e della concorrenza con altr* cap*.

A causa di questo, cap* e politic* sono impotenti di fronte alle “forze del mercato”, ognun* con la necessità di agire in modo favorevole al continuo accumulo (e in ogni caso lo fanno abbastanza bene fuori da esso!). Non possono agire nei nostri interessi, in quanto ogni concessione che ci concedono aiuterà le/i loro concorrenti a livello nazionale o internazionale.

Così, per esempio, se un(a) produttrice/ore sviluppa nuove tecnologie per costruire automobili che raddoppia la produttività può licenziare la metà delle sue operaie, aumentare i profitti e ridurre il prezzo delle sue vetture, al fine di minare la sua concorrenza.

Se un’altra azienda vuole essere gentile con i suoi dipendenti e non licenziare le persone, alla fine sarà guidata fuori mercato o acquisita dal suo concorrente più spietato; così dovrà anch’essa introdurre i nuovi macchinari e fare i licenziamenti per rimanere competitiva.

Naturalmente, se le imprese avessero completamente carta bianca nel fare quello che vogliono, i monopoli sarebbero si svilupperebbero presto e soffocherebbero la concorrenza, cosa farebbe inchiodare il sistema. Lo Stato interviene, quindi, per agire per conto degli interessi a lungo termine del capitale nel suo complesso.

Lo Stato

La funzione primaria dello Stato nella società capitalistica è quello di mantenere il sistema capitalista e favorire l’accumulazione del capitale.

Come tale, lo Stato utilizza leggi e violenze repressive contro la classe lavoratrice quando cerchiamo di promuovere i nostri interessi contro il capitale. Ad esempio, introducendo leggi anti-sciopero, o mandando polizia o soldati a spezzare scioperi e manifestazioni.

Il tipo “ideale” di stato sotto il capitalismo in questo momento è qullo liberale democratico, tuttavia al fine di continuare l’accumulazione di capitale a volte diversi sistemi politici sono stazi utilizzati dal capitale per fare questo. Il Capitalismo di Stato nell’URSS §, e il fascismo in Italia § e in Germania sono due modelli, che erano necessarie per le autorità al momento al fine di cooptare e schiacciare potenti movimenti della classe lavoratrice. Movimenti che minacciavano la stessa prosecuzione del capitalismo.

Quando gli eccessi delle cape fanno in modo che le lavoratrici contrattacchino, oltre alla repressione lo Stato di tanto in tanto interviene per assicurarsi tutto riprenda come al solito riprende senza interruzioni. Per questo motivo esistono leggi nazionali ed internazionali a tutela dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente. In genere, la forza e l’applicazione di queste leggi ha alti e bassi in relazione i rapporti di forza tra datrici di lavoro e dipendenti in un dato tempo e luogo. Ad esempio, in Francia, dove i lavoratori sono più ben organizzati e militanti, c’è una settimana lavorativa di 35 ore. Nel Regno Unito, dove le lavoratrici sono meno militanti il massimo è di 48 ore, e negli Stati Uniti dove le lavoratrici hanno ancora meno probabilit’ di fare sciopero non c’è per nulla un massimo.

Storia

 

Il capitalismo si presenta come un sistema ‘naturale’, formato un po’ come le montagne o le masse di terra da parte delle forze che sfuggono al controllo umano, come un sistema economico sostanzialmente risultante dalla natura umana. Tuttavia non è stato stabilito da “forze naturali”, ma da intensa e enorme violenza in tutto il mondo. In primo luogo nei paesi “avanzati”, recinzioni hanno guidato contadini autosufficienti dai terreni comunali alle città per lavorare nelle fabbriche. Ogni resistenza è stata schiacciato. Le persone che hanno resistito l’imposizione del lavoro salariato sono state sottoposte a leggi di vagabondaggio e a imprigionamento, tortura, deportazione o esecuzione. In Inghilterra soltanto sotto il regno di Enrico VIII sono state giustiziate 72.000 persone per vagabondaggio.

Il capitalismo è stato successivamente diffuso dalle invasioni e dalla conquista da parte delle potenze occidentali imperialiste di tutto il mondo. Intere civiltà sono state brutalmente distrutte con comunità spinte fuori dalla loro terra nel mondo del lavoro salariato. Gli unici paesi che hanno evitato la conquista sono stati quelli che, come il Giappone, hanno adottato il capitalismo per proprio conto, al fine di competere con le altre potenze imperiali. Ovunque il capitalismo si è sviluppato, contadini e primi operai hanno resistito, ma sono stati poi superati da terrore e violenza di massa.

Il capitalismo non è nato da un insieme di leggi naturali che derivano dalla natura umana: è stato diffuso dalla violenza organizzata delle élite. Il concetto di proprietà privata della terra e dei mezzi di produzione potrebbe sembrare ora come lo stato naturale delle cose, ma dobbiamo ricordarlo come un concetto artificiale imposto con la conquista. Allo stesso modo, l’esistenza di una classe di persone con niente da vendere tranne la loro forza-lavoro non è qualcosa che è sempre esistita – il terreno comune condiviso da tutti è stato sequestrato con la forza, ed le diseredate costrette a lavorare per un salario sotto la minaccia della fame o perfino dell’esecuzione.

Quando il capitale si è esteso, ha creato una classe operaia globale costituita dalla maggioranza della popolazione mondiale che esso sfrutta, ma da cui anche dipende. Come Karl Marx ha scritto: “La borghesia produce innanzitutto le sue proprie seppellitrici.

Il futuro

Il capitalismo è esistito come il sistema economico dominante sul pianeta per poco più di 200 anni. Rispetto al mezzo milione di anni di esistenza umana è un momentaneo blip, e quindi sarebbe ingenuo pensare che durerà per sempre.

Fa completo affidamento su di noi, la classe lavoratrice, e sulla nostra fatica, qundi solo sopravvivere solo finché lo lasciamo sopravvivere.

Ulteriori informazioni

Fonte: Capitalism: an introduction – Steven | libcom.org, 15 maggio 2011

 

 

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3 thoughts on “Capitalismo: guida introduttiva

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