Ragazze ribelli: gli scritti che hanno fatto un movimento, o un mucchio di fonte primarie del femminismo

Ci sono queste due parole che emergono tutto il tempo negli studi sulle donne: leggere e scrivere. Sono tipo i valori fondamentali di una facoltà interdisciplinare basata sulla teoria e sui saggi personali – è necessario essere in grado di leggere quelli di qualcun’altra e scrivere il proprio. Studi di donne è un campo accademico, che è incorso in una certa quota di critiche per quello stesso fatto nel corso del tempo. Sì, siamo tutte parole. Sì, a volte siamo tutte parole e niente azione. Ma studiamo gli effetti dannosi del genere, amico. E quello conta.

Ci sono alcuni scritti fondamentali del settore che sono spesso citati ma raramente escono dal regno delle accademiche – e penso che sia il momento di cambiare la situazione. In linea con i valori di questa rubrica, mi piacerebbe condividere alcuni dei pezzi formativi di questa bestia che chiamiamo “studi di donne” con voi, che coincidentalmente è anche un ottimo modo per osservare i cambiamenti nel linguaggio e nella teoria che hanno influito sul suo corso – e sulle nostre vite.

Poiché questo è uno sguardo sulla scrittura femminista basato sulla storia, ho compilato questa lista con un’intensa concentrazione sul contesto e sull’impatto immediato dei lavori. Per questo motivo, ci possono essere opere qui o nei prossimi post che sono state influenzate o scritte da persone imperfette con idee problematiche in aree che non esplorariamo completamente qui, così come pezzi che sposano teorie superate sulle vite delle donne e sul movimento femminista. Per esempio, molti movimenti femministi hanno esplicitamente o implicitamente escluso donne di colore; le femministe di seconda ondata erano spesso omofobiche e lesbofbiche; molte femministe nel corso degli anni hanno respinto le donne trans o avallato concetti di genere transmisoginisti. Questa non è in alcun modo un’approvazione delle cose schifose che queste persone, gruppi, o teorie hanno fatto o influenzate; sono solo io che vi presento qualcosa di veramente importante nel momento in cui è stato scritto, eseguito, o costruito. Gli studi di donne riguardano le evoluzioni della teoria femminista, e non possiamo comprenderla appieno senza riconoscere i suoi difetti precedenti e attuali.

Rivendicazione dei diritti della donna: con critiche sui soggetti politici e morali (1972), Mary Wollstonecraft

Mary Wollstonecraft ha, purtroppo, fatto la storia quando ha chiesto, e esponendo una tesi dannatamente buona – la capacità per le donne di perseguire l’istruzione superiore (e davvero, l’istruzione e basta) nel 1792 con la sua Rivendicazione. Il lavoro, che ora si erge come un documento storico del movimento delle donne, dichiara le donne come “partner”, piuttosto che mogli e offre un solido motivo per la necessità di mantenere le donne nella sfera degli intellettuali: il futuro della razza umana.

«Ci sono molte follie, in una certa misura, peculiari alle donne: peccati contro la ragione di commissione, nonché di omissione; ma tutto fluisce da ignoranza e pregiudizio, io sottolineerò solo come sembrano essere particolarmente dannosi per il loro carattere morale. E nel criticarli, vorrei soprattutto dimostrare che la debolezza di mente e corpo, che gli uomini hanno cercato, spinti da vari motivi, di perpetuare, impedisce loro di effettuare il dovere peculiare del loro sesso: perché quando la debolezza del corpo non permettere loro di allattare i loro figli, e la debolezza di mente le fa rovinare i loro temperamenti – è la donna in uno stato naturale?»


Non sono forse una donna? (Ain’t I a Woman?) – 1827. Sojourner Truth

La storica critica* di quello che ora è chiamato “femminismo bianco” di Sojouner Truth non morirà mai. E risuonerà sempre. Viviamo in un mondo di merda, e questa è la sfida di cui ha bisogno ogni giorno.

«E non sono forse una donna? Guardatemi! Guardate il mio braccio! Ho arato e piantato, e raccolto nei granai, e nessun uomo mi poteva superare! E non sono forse una donna? Ho potuto lavorare e mangiare tanto quanto un uomo – quando ho potuto farlo – e sopportare anche sopportare la frusta! E non sono forse una donna? Ho partorito tredici figli, e visto la maggior parte tutti venduti in schiavitù, e quando ho gridato con il mio dolore di madre, nessuno tranne Gesù mi ha ascoltato! E non sono forse una donna?

Poi si parla di questa cosa nella testa; come la chiamano? [membro del pubblico di sussurra, “intelletto”] Ecco, dolcezza. Cosa ha a che fare con i diritti delle donne o i diritti dei negri? Se la mia tazza conterrrà solo una pinta, e la tua contiene un litro, non saresti dire crudele a non farmi avere la mia metà misura piena?»


La Dichiarazione dei sentimenti (The Declaration of Sentiments) – 1848

Si potrebbe chiamarlo il “documento catalizzatore.” Per quanto sono fiduciosa che, ad un certo punto, le donne americane in ogni generazione avrebbero riconosciuto la propria sottomissione, questo documento ha fatto un buon lavoro nel farlo per noi. La discutibile prima “pubblicazione femminista” ufficiale mai scritta a ciò che si potrebbe chiamare la primissima “conferenza femminista,” è la guida definitiva al precoce movimento femminista.

La Dichiarazione dei sentimenti è stato scritta alla Convenzione di Seneca Falls,che ha fatto la storia semplicemente accadendo e convocando donne provenienti da tutta l’America nello sforzo di costruire una serie di richieste per il loro paese. Modellata sulla Dichiarazione d’Indipendenza, ha sia annunciato uno sforzo organizzato per i diritti delle donne nei secoli a venire ed esposto lo squilibrio inerente e di genere nel potere dominante questo paese già a quei tempi (e, cerchiamo di essere realiste, oggi).

Così, veramente, questo è accaduto nello stesso esatto evento della la creazione di questo documento

«Noi riteniamo queste verità autoevidenti: che tutti gli uomini e le donne sono creat* uguali; che sono state dotat* dal loro Creatore di certi diritti inalienabili; che fra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Ogni qual volta ima qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, è diritto di coloro che soffrono rifiutare la fedeltà ad essi, e insistere sull’istituzione di un nuovo governo, che si fondi su tali principi, e organizzarne i poteri in nellla forma che sembrerà loro più atta a procurare la loro sicurezza e felicità. Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che gli uomini sono più disposti a sopportare. finché i mali sono sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di melversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurli all’assolutismo, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle donne sotto questo governo, e tale è ora la necessità che le costringe a chiedere uguale posizione a cui hanno diritto. La storia dell’umanità è una storia di ripetute ferite ed malversaioni da parte dell’uomo verso la donna, avendo in oggetto diretto la creazione di una tirannia assoluta su di lei. Per dimostrare questo, lasciamo che i fatti siano sottoposti a un mondo candido.»

 


Il secondo sesso (Le deuxième sexe) – 1949, Simone de Beauvoir

Nella donna il complesso d’inferiorità prende la forma di un umiliato rifuto della sua femminilità. Non è la mancanza del pene che causa questo complesso, ma piuttosto la situazione totale della donna: se la ragazzina prova invidia per il pene è solo come simbolo del privilegio di cui godono i ragazzi. Il posto che ha il padre nella famiglia, la predominanza universale dei maschi, la sua stessa educazione – tutto conferma in lei la convinzione della superiorità maschile. Più tardi, quando prende parte a relazione sessuali, trova una nuova umiliazione nella posizione coitale che colloca la donna sotto l’uomo. Lei reagisce attraverso la ‘protesta mascolina’: o si sforza a mascolinizzare se stessa, o fa uso delle sue armi femminili per dichiarare guerra al mascho

Il Secondo Sesso di Simone de Beuvoir è così accurato quando si tratta di sessimo che è probito dal Vaticano. Questo è quanto.


 

La mistica della femminilità – (The Feminine Mystique) – 1963, Betty Friedan

 Nel sondaggio storico di Betty Friedan di casalinghe non sorprendentemente demotivate banali, lei ha trovato un problema comune – uno senza nome – tra di loro, e sarebbe diventato la base del movimento femminista moderno come lo conosciamo. Friedan avrebbe continuato a fare sia bene sia male nel mondo come fondatrice della National Organization for Women e creatrice del tropo “minaccia lavanda” che ha tenuto le lesbiche fuori da esso fino al 1971. Il suo lavoro è anche servito anche ad alienare e rendere invisibile le donne della classe operaia, che non avevano il privilegio di essere casalinghe a tempo pieno. Tuttavia, il suo libro ha illuminato il reame noioso della domesticità e contestato l’idea che essere limitate alla curaq dei figli e della casa soddisfacesse completamente le donne; così facendo, è diventata un punto di riferimento del movimento femminista moderno.


 

SCUM Manifesto – 1967, Valeria Solanas

Valeria Solanas è famoso per molte cose – in particolare, per aver sparato ad Andy Warhol e per la sua diagnosi pubblica di schizofrenia paranoide. Ma prima di aver fatto quello, ha scritto questa cosa chiamata SCUM (letteralmente feccia) Manifesto , e scosse il fottuto mondo di tutti. Una volta che superate vibrazioni omicide odia-uomini (a meno che non siate attratte da quelle, nessun giudizio, vi amo proprio come siete), il documento rivela un’analisi approfondita della pletora di istituzioni e tradizioni che sono intrinsecamente dannose alla nostra vita – tra cui sessismo, capitalismo, e tutta la merda in mezzo – e ciò che le donne possono fare per salvare se stesse e tutti gli altri dalle sue strutture.

«SCUM diventeranno membri delle forze non-lavoro, la forza vaffanculo; avranno lavori di vario genere di nonlavoro. Ad esempio, commesse SCUM non addebiteranno per le merci; operatrici telefoniche SCUM non si addebiterrano le chiamate; operaie e impiegate SCUM, in aggiunta al mandare a puttane il loro lavoro, distruggeranno segretamente le attrezzature. SCUM non-lavorerà in un posto di lavoro fino ad essere licenziata, poi troverà un nuovo lavoro a cui non-lavorare.

SCUM libererà forzatamente gli autisti di autobus, tassisti e bigliettai alla metropolitana dei loro posti di lavoro ed gestirà autobus e taxi ed erogherà biglietti gratuiti al pubblico.

SCUM distruggerà tutti gli oggetti inutili e dannosi – automobili, vetrine, ‘Grande Arte’, ecc…

Alla fine SCUM assumerà il controllo delle onde radio – reti radiofoniche e televisive – liberando forzatamente del loro lavoro tutti i dipendenti radiofonici e televisive che ostacolerebbero l’ingresso di SCUM negli studi di trasmissione.

SCUM distruggerà coppie – si immischierà in coppie miste (uomo-donna), ovunque si trovino, e le distruggerà.»


The Woman-Identified Woman† – 1970, Radicalesbians

C’è stato un momento nella vita di ogni lesbica femminista radicale nel bel mezzo della seconda ondata dove ha ficcato la testa fuori dalla finestra e ha gridato: “Sono incazzata nera e non ho più intenzione di sopportarlo!”Le Radicalesbians, tuttavia, hanno dato una marcia in più a tutta la tradizione quando la “minaccia lavanda” ha dominato sul movimento delle donne e ha presentato un manifesto in 10 punti delle loro frustrazioni nella capitale della nazione. O, più precisamente, hanno completamente tagliato la corrente al Congresso e hanno superato una sessione per leggere ad alta voce il loro manifesto, sfidando le femministe ei legislatori a prendere il mantello dell’emancipazione delle donne queer insieme alle donne eterp ed esigere dalle nostre istituzioni che riflettano le loro esperienze e bisogni. È stato esattamente il calcio in culo di cui tutti avevano bisogno.

“The Woman-Identified Woman” (La donna identificata-donna) rimane forte nel mio cuore come la fonte primaria che mi ha portato agli studi delle donne e mi ha tenuto lì a vita. È un distacco freddo ma necessario dalle stronzate “no, ma sul serio, mi piacciono i pony e i ragazzi” che il femminismo tradizionale ha propagato da, beh, sempre, e in quel modo ha impostato il tono per il futuro del movimento delle donne queer. Alle Radicalesbians non importava quanto potesse essere dannoso per la causa potrebbe sconfessare gli uomini, stare forti le une con le altro, e dichiarare di essere ciò che realmente erano – e il loro coraggio risplende in ogni parola.

Vale la pena notare che il movimento femminista radicale è successivamente devoluto in transfobia e transmisoginia dilagante, e da allora ha gettato scompiglio sul reale movimento per l’uguaglianza piena delle donne. Ma a quel tempo, questo pezzo è stato il più potente esempio fino d allora data di femministe lesbiche che prendevano uno spazio che era loro di diritto e accomodarsici sfacciatamente. Ogni paragrafo è una seria lezione nella socializzazione patriarcale che crea le esperienze delle donne, e guardando indietro ora è onestamente solo assurdo immaginare che ci sia voluto fino al 1970 perché qualcuno lo dicesse ad alta voce.

«Che cos’è una lesbica? Una lesbica è la rabbia di tutte le donne condensata al punto di esplosione. Lei è la donna che, spesso a partire da un’età molto precoce, agisce in conformità con la sua pulsione interiore di essere un essere umano più completo e più libero che la sua società – forse allora, ma certamente in seguito – si preoccupa di permetterle. Questi bisogni e le azioni, per un periodo di anni, la conducono nel doloroso conflitto con persone, situazioni, modi accettati di pensare, sentire e agire, fino a quando è in uno stato di guerra continua con tutto intorno a lei, e di solito con se stessa.»

 


 Questo ponte chiamato la mia schiena: scritti di donne di colore (This Bridge Called My Back: Writings by Women of Color† ) – 1981

This Bridge Called My Back era la versione pre-internet di #SolidarityIsForWhiteWomen (La solidarietà è per le donne bianche) solo più accademica e durevole. E questo è ciò che lo rende bello. Donne di colore si sono riunite per scrivere di esclusione e inclusione nel movimento femminista per questa antologia rivoluzionaria, distruggendo le donne bianche per lo averle sfruttate e trascurate più volte, in nome dell’uguaglianza delle donne.


 

Donne, Razza e Classe (Women, Race & Class†) – 1983, Angela Davis

Non posso a pubblicare un elenco di importanti libri femministi senza pubblicare il nome di Angela Davis. In Donne, Razza, e Classe, la sola e unica teorica tostissima ci educa tutt* nell’intersezionalità ed esplora come i pregiudizi hanno sempre influenzato i desideri di quello che dovrebbe essere un movimento condiviso per i diritti delle donne verso coloro che sperimentano già il privilegio maggiore. Se pensavate che il femminismo sia impeccabile ormai, semplicemente non state facendo il lavoro. Ma se avete pensato che fosse irreparabile, semplicemente non avete trascorso abbastanza tempo cercando di essere Angela Davis. Dall’abolizione della schiavitù fino al presente, questo libro registra le occasioni mancate di reale cambiamento e inclusione, e ti rende più determinata che mai a non mancarle di nuovo.


 

Rivendicazione dei diritti delle puttane (A Vindication of the Rights of Whores) –  1989

Fonte: Rebel Girls: The Writing That Made A Movement (Or A Bunch of Feminism’s Primary Sources) | Carmen Rios – Autostraddle, 26 giugno 2014

La Rivendicazione dei Diritti delle Puttane del’organizzazione del lavoro sessuale COYOTE è un’antologia che predica l’immensa importanza del riconoscimento e rispetto per le lavoratrici sessuali da parte del movimento femminista e del mondo in generale. Curata dalla stessa Margo St. James, è un primo esempio di lavoratrici sessuali che chiedono la loro giusta quota del movimento femminista e le proprie umanità. Il lavoro è ormai un punto di riferimento comune per coloro che sono interessat* ai diritti dei lavoratori sessuali e all’avanzamento del loro status; al momento della sua pubblicazione, ha fatto la storia, stendendo la primissima Carta Mondiale per i Diritti delle Prostitute e pubblicando scritti di vere lavoratrici sessuali del sesso.


Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità (Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity) – 1990, Judith Butler

Lo so. Lo so. Judith Butler è totalmente forse sopravvalutata e completamente inaccessibile un’accademica al cento per cento – ma ha comunque scritto un’incredibile, anche se densa, spiegazione delle nostre lotte interiori nell’articolare e eseguire i nostri generi, e ha anche rotto confini nel farlo. Per questo, può avere tutti i miei soldi delle rette universitarie, compresi gli interessi, e forse merita anche una cupcake gourmet di sua scelta in aggiunta (perché ci interessa quello qui a DC). Leggere Judith Butler mi fa sempre dare uno sguardo profondo a me stessa in cui penso: ci è voluta una laurea per leggere questa merda, ma è ne è valsa la cazzo di pena.

A Cyborg Manifesto† – 1991, Donna Haraway

Hai mai pensato che tu non sei davvero una donna? O che sei in realtà un cazzo di robot? Abbiamo un saggio per questo, e dà a tutt* noi laureat* in Studi di Donne e Genere gioia profonda su cui riflettere.

Il Manifesto Cyborg sfida tutt* noi a renderci conto di come il sessismo ci ha spogliato della nostra umanità – e che cosa significa per la nostra cultura e esperienze vissute. Se non avete mai sfidato voi stess* a immaginare come rigidamente costruito il vostro mondo sia in confronto, per esempio, a quello di un universo che gode della completa mancanza delle vostre cosiddette esperienze “umane”, questo testo lo guiderà a casa.

Tutto è artificiale, anche il sessismo. Tutto è costruito, anche il genere. E tutto è fottuto – anche quella che era la nostra fantasia condivisa.

«Un cyborg è un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, una creatura della realtà sociale così come una creatura della finzione. La realtà sociale sono relazioni sociali vissute, la nostro più importante costruzione politica, una finzione in grado di cambiare il mondo. I movimenti internazionali delle done hanno costruito ‘l’esperienza delle donne’, così come rivelato o scoperto questo cruciale oggetto collettivo. Questa esperienza è finzione e realtà dei tipo politico più cruciale. La liberazione si basa sulla costruzione della coscienza, l’apprensione immaginativa, dell’oppressione, e quindi di possibilità. Il cyborg è una questione di finzione e esperienza vissuta che cambia ciò che conta come l’esperienza delle donne alla fine del ventesimo secolo. Questa è una lotta per la vita e la morte, ma il confine tra fantascienza e realtà sociale è un’illusione ottica.»


 

Il Manifesto Transfemminista (The Transfeminist Manifesto†) – 1993, Emi Koyama

Mentre il movimento queer e il movimento delle donne hanno cominciato ad incrociarsi più regolarmente, le politiche di inclusione trans sono diventate una fonte di tensione e frustrazione. Il Manifesto Transfemminista, di Emi Koyama, richiede una fine a tutto questo con un argomento di buon senso: che le donne trans dovrebbero essere pienamente rispettate e celebrate in spazi femministi e nel movimento femminista. Chi non è d’accordo levarsi dai coglioni.

«Ogni volta che un gruppo di donne precedentemente silenziate comincia a parlare, altre femministe sono sfidate a ripensare la loro idea di chi rappresentano e di ciò che rappresentano. Mentre questo processo a volte porta ad una realizzazione dolorosa dei nostri pregiudizi e della nostra oppressione interiorizzata come femministe, alla fine avvantaggia il movimento allargando le nostre prospettive e la nostra circoscrizione. È sotto questa comprensione che noi dichiariamo che è giunto il momento per le donne trans di prendere parte apertamente alla rivoluzione femminista, ampliando ulteriormente la portata del movimento femminista.»


 

L’Impero colpisce ancora: un manifesto post-transessuale (The Empire Strikes Back: A Post-Transsexual Manifesto) – 1993, Sandy Stone

Influenzato dalle prime bozze di “A Cyborg Manifesto” (perché gli accademici cavalcano insieme, muoiono insieme, ecc), “L’Impero colpisce ancora” è un testo innovativo e storico che ha esplorato il silenziamento e la’umiliazione di persone trans da parte di attivist* gay, lesbiche e bisessuali e l* ha esortat* a fare come le loro controparti LGB avevano fatto e fare già coming out. L’autrice Sandy Stone presenta una solida argomentazione per l’importanza della solidarietà e visibilità trans, e quindi recupera il linguaggio del movimento dei diritti gay per tutti i queer che vivono sotto l’ombrello trans.

Incoraggiando le persone trans a vivere allo scoperto e con orgoglio, il testo richiede più che la loro piena inclusione: richiede la loro piena auto-realizzazione.

«Poteri al di fuori del mio controllo mi avevano portato nella camera 5 presso la clinica a Casablanca, e non avrei potuto scappare allora neanche se avessi voluto. Sono andato a dire addio a me stesso nello specchio. Non ci saremmo mai incontrat* di nuovo, e così ho voluto dare a quell’altro me un lungo ultimo sguardo negli occhi, e una strizzatina d’occhio per fortuna.»


 

Il Femminismo è per tutt*: politica appassionata (Feminism Is for Everybody: Passionate Politics†) – 2000, bell hooks

bell hooks ha ridefinito il femminismo, soprattutto quando ha di proposito e con orgoglio fatto spazio per le donne di colore all’interno del movimento. Il femminismo è per tutt* ha abbattuto le barriere al femminismo affrontate da quasi tutti, tranne donne cisgender bianche della classe media e ha chiarito che la sfida ormai familiare a un ampio movimento per l’uguaglianza delle donne infatti, continua ancora a lavorare verso la creazione di un movimento per, beh, l’ampia uguaglianza delle donne.

bell hooks ci ha sempre sfidato a cercare più in profondità all’interno del femminismo le barriere messe in atto da razza, classe, e altri fattori per la nostra emancipazione insieme alle nostre sorelle – e questo libro fornisce un buon livello per tale esame.

† = link in inglese «»

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