Solo io ed Allah – Musulmani queer

Fonte:  queermuslimproject.tumblr.com – Samra Habib

La cosa più gratificante di questo progetto fotografico è ricevere email da musulmani LGBTQ provenienti da tutto il mondo che stanno scoprendo le mostre attraverso questo Tumblr. Sta davvero, davvero ripristinando la mia fede nei social media. Sto cercando di non diventare troppo emotiva su questo, ma è difficile non farlo.

L’idea di fare una mostra fotografica con musulmani queer mi venne un paio di anni fa. Volevo mostrare a tutti i creativi e brillanti musulmani LGBTQ con cui mi identificavo di più e andavo alle con alle mostre d’arte, feste da ballo queer e preghiere Jumu’ah. Così ho preso la mia macchina fotografica e ho deciso di fotografare quello che a cui stavo assistendo. Nelle parole del geniale Dalì (che ho fotografat per questo progetto) , «siamo sempre stati qui, è solo che il mondo non era pronto per noi ancora». Spero che amiate le fotografie, quanto ho amato scattarle.

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Samra

“Mentre c’è stata discussione sulle identità multistratificate nel mondo accademico, vi è la necessità di una rappresentazione visiva accessibile, che servirà come prova storica dell’esistenza di musulmani queer”, dice Habib.

“L’Islam mainstream non è sempre accogliente dei musulmani LGBTQ eppure molte delle tradizioni e rituali musulmani portano conforto e forniscono un senso di appartenenza a musulmani Queer.”

Che si tratti di celebrare attraverso le tradizioni musulmane in spazi queer o dell’incorpore elementi estetici e simbolismo nelle loro vite quotidiane, il lavoro esplora le idee di comunità e di espressione personale che si ispirano all’Islam, ma sono le personali reinterpretazioni degli individui. Video interviste rivelano alcuni dei complicato rapporti dei soggetti con l’Islam e come siano influenzati dagli eventi storici e politici negli ultimi dieci anni.

“Il lavoro di Samra non è solo esteticamente accattivante, ma anche culturalmente esigente”, dice Karen Stanworth, capo del comitato curatoriale presso il CLGA (Canadian Lesbian and Gay Archives). “

Interviste

Trascrizione tradotta: Siamo partecipanti nella nostra cultura, quindi non è: “questa cultura non mi accetta”, ma più che altro: se siamo abbastanza, forse possiamo cambiare cosa è per noi quella cultura, e posso partecipare in quella cultura forse ritualmente, e tradizionalmente nel modo in cui voglio e posso anche essere queer, a fare tutte le cose che quello significa per me. Ci ho pensato molto, e penso sempre che vivo in un paese prevalentemente bianco, e ciò che mi viene rappresentato ogni giorno sono norme culturali dominanti che hanno a che vedere con la fede cristiana, e mi rendo davvero conto che ci sono molte persone che incontro ogni giorno che non hanno un forte legame con la religione in modo specifico, ma sono state in grado di dire: «Oh, festeggio questo solo in un modo sociale, laico» e ho pensato che non devo per forza abbandonare le cose che vengono con l’Islam, voglio anche essere in grado di avere un rapporto più rilassato con alcune di queste cose. Voglio festeggiare quello che voglio festeggiare, stare con la mia comunità, non voglio abbandonare un sacco di cose e non dovrei dover farlo. Penso che sentendoti parte di un gruppo minoritario, soprattutto dopo l’undici settembre, ti senti molto difensivo riguardo l’Islam, e dover aver a che fare con un certo modo, parlare con altri musulmani e capire chi è il musulmano migliore, cosa devi fare per essere musulmano, e penso: «Voglio lasciarlo andare, è un fardello talmente pesante con cui altre persone che hanno il privilegio di fare parte di gruppi dominanti non devono fare i conti.» E penso: «Voglio continuare a far parte di una comunità musulmana, e un frammento queer visibilmente crescente in quella comunità dove possiamo semplicemente decidere qual è il nostro rapporto con quelle cose, siano esse preghiere rituali, famiglia, comunità, decidiamo noi quanto di quello vogliamo e quanto non ne vogliamo, e penso che quello è un po’ il mio nuovo viaggo.»

 

Dalì

Perché hai deciso di prendere parte a questo progetto?
Quando ho menzionato a casa il tema dell’omosessualità (queerness) tornare a casa, ricordo che ero in classe. Il mio professore di filosofia ha detto che essere omosessuale è un fenomeno “occidentale”, e che, nel mondo arabo, non esistono queste “persone dissolute”. La mia partecipazione è principalmente per favorire la visibilità queer nella comunità musulmana. Attraverso l’arte, per lo meno, stiamo dicendo che sì, siamo qui, e esistiamo.

Che consiglio daresti a giovani queer musulmani che cercano sostegno e una comunità che li accetti per quello che sono?
Siamo sempre stati qui, è solo che il mondo non era ancora pronto per noi. Oggi, con tutti gli sconvolgimenti politici nel mondo musulmano, alcuni di noi, quelli che non sono quotidianamente minacciati dalla morte o dal rifiuto, devono parlare per gli altri. Devono raccontare storie di una comunità che è o negata o disprezzata. Insieme, con l’affrontare fronte realtà distinte, dovremmo essere uniti, uniti nel desiderio di essere, nel desiderio di godere dell’essere liber*, sicur* e felici. Non sarà facile e potremmo non raggiungere mai una riconciliazione con noi stessi (o con la religione), ma, almeno, dovrebbe preoccuparsi l’un@ per l’altr@. Di fronte alle sfide, il nostro senso di comunità e le nostre aspirazioni condivise per un mondo migliore dovrebbe renderci più forti.

 

Traduzione video: Ci sono diversi tipi di Islam, e per me, per esempio, l’Islam dei Talebani, che è molto ortodosso, è  altrettanto valido quanto la mia forma secolare di Islam, sono tutti Islam, proprio come ci sono tutti i tipi di Cristianesimo, tutti tipi di Ebraismo. Penso è una delle cose che le persone non capiscono bene dell’Islam, è che non è una regione monolitica, è venuta in  contatto con culture diverse, lingue diverse, e sono tutte venute insieme sotto questo gruppo di Islam. Ma ci sono diversi tipi, e sono tutti validi. E in un certo modo navigare intorno alla mia sessualità con quello, per me non era cercare di giocare con la sintassi, modi di guardare il Corano del tipo: “Beh se lo interpreto così, l’omosessualità va bene. Perché c’è anche una distinzione fatta tra l’omosessualità maschile, di cui molte persone che sono musulmani sufi, diranno: “stanno parlando dell’amore tra due uomini, le donne sono quasi assenti da tutto questo”

Samira

In una parola, come descriveresti il tuo rapporto con l’Islam?
Tumultuoso.

Perché hai deciso di prendere parte a questo progetto?
Quando ho menzionato a casa il tema dell’omosessualità (queerness) tornare a casa, ricordo che ero in classe. Il mio professore di filosofia ha detto che essere omosessuale è un fenomeno “occidentale”, e che, nel mondo arabo, non esistono queste “persone dissolute”. La mia partecipazione è principalmente per favorire la visibilità queer nella comunità musulmana. Attraverso l’arte, per lo meno, stiamo dicendo che sì, siamo qui, e esistiamo.

Che consiglio daresti a giovani queer musulmani che cercano sostegno e una comunità che li accetti per quello che sono?

Può essere una risposta un po’ prolissa, ma mi ha guidato attraverso tanto ed è diventata il mio mantra quando mi è stato chiesto di parlare a nome di una religione, sesso o sessualità interi.  È una citazione di James Joyce:

«Vi dirò cosa farò e cosa non farò. Non servirò quello in cui non credo più, che si chiami la mia casa, la mia patria, o la mia chiesa: e cercherò di esprimermi in qualche modo di vita o di arte quanto più liberamente posso e quanto più totalmente posso, utilizzando per la mia difesa le uniche armi che mi permetto di usare: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.»

Inoltre, l’unica accettazione che dovresti cercare è la tua. Una volta che vieni a patti e accetti chi sei, con tutte le tue idiosincrasie e identità unite con un trattino, tutto il resto andrà a posto e coloro che non possono o non ti accettano per quello che sei e per chi scegli di amare … nelle parole di Rabindranath Tagore, «hanno un cadavere nella loro bocca.»

 

 

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