Non sono nato così. Ho scelto di essere gay | New Republic – Brandon Ambrosino

“Same Love” di Macklemore manda il messaggio sbagliato sull’essere gay


Fonte: I Wasn’t Born This Way. I Choose to Be Gay. Macklemore sends the wrong LGBT message in ‘Same Love’Brandon Ambrosino | New Republic

EN
= link in inglese

«E io non posso cambiare, nemmeno se ci provassi, nemmeno se volessi» recita il coro della canzone nominata ai Grammy Same Love” di Macklemore e Ryan Lewis, in cui il duo si è esibito alla cerimonia di domenica, mentre Queen Latifah officiava il matrimonio di 33 coppie etero o dello stesso sesso. Un appello di sette minuti per la tolleranza (specificamente in politica e nell’hip hop), il brano ha cacciato “Born This Way” di Lady Gaga come il primo Inno di Battaglia Gay, condannando giustamente i “conservatori di destra [che] penso che è una decisione, e si può essere curat* con qualche cura e religione.” Ma il coro mi infastidisce. Secondo la sua logica, nessuno di noi ha alcun controllo sulle nostre identità sessuali. Siamo ciò che siamo, e non c’è un bel niente che possiamo fare al riguardo, quindi cerchiamo solo di smettere di provare a cambiare.

Questo è sbagliato. È tempo per la comunità LGBT di smettere di temere la parola “scelta”, e di reclamare la dignità dell’autonomia sessuale.

L’avversione a questa parola nella nostra comunità nasce dalla convinzione che se non possiamo dimostrare che la nostra omosessualità è determinata biologicamente, allora non avremo motivi per chiedere uguaglianza. Penso che questa paura debba essere affrontata e abbandonata. In America, abbiamo la libertà di essere così come quellla di scegliere di essere. Non vedo alcun motivo per credere che le uniche sessualità che valga la pena proteggere sono quelle su cui non si ha nessun controllo…. Dopo tutto, l’attivismo trans non è forse alimentato dalla convinzione che il governo ha la responsabilità di proteggere tutti noi, a prescindere delle nostre scelte sessuali? E non sono le protezioni per i bisessuali basata sullo stesso presupposto di autonomia sessuale? Forse le fazioni L e G della nostra comunità farebbero bene a seguire l’esempio politico delle B e T su questo tema.

Una delle ragioni per cui penso che il nostro attivismo è così insistente sulla rigidità sessuale è perché, nella nostra spinta per rendere i diritti dei gay i nuovi diritti neri, abbiamo confuso le due questioni. Il risultato è che abbiamo deciso che il colore della pelle è la stessa cosa del comportamento sessuale. Non penso che questo sia vero. Quando fondiamo razza e sessualità, trascuriamo quanto le nostre sessualità sono fluide, come stiamo imparando. Per dirla piuttosto grossolanamente: ho convinto un paio di uomini a provare la mia sessualità, ma non sono mai riuscito a convincerli a provare il colore della mia pelle. In altre parole, la sessualità non è biologicamente determinata come la razza. Molte persone sentono che la loro sessualità è qualcosa con cui sono nati, e non ho alcun motivo per non crederli. Ma come io e altri persone queer confermaremo prontamente, ci sono altri fattori che informano le nostre sessualità oltre che semplicemente i nostri codici genetici.

Parte di ciò che significa essere umani è essere adattabil* ed elastic*, provare nuove identità, provare nuove esperienze, giocare con il paradigma, piegare la norma fino al suo punto di rottura e vedere se si incrina sotto la pressione dei sua propri limiti linguistici. La re-inventiva della nostra condizione umana è uno dei nostri più grandi tratti, e vale la pena tutelarla sia giuridicamente sia filosoficamente. Mi chiedo come i nostri discorsi LGBT sarebbero migliorati se abbracciassimo pienamente il dinamismo della nostra sessualità. Immagino che cominceremmo ad aprire le nostre conversazioni stantie complicando le prevedibili, sensazionaliEN narrazioni riflesse negli striduliEN titoli del giorno.

Sostenendo che l’omosessualità è geneticamente fissato come la razza avrebbe potuto rafforzato la nostra retorica pochi anni fa, ma è necessario discuterne così adesso? Capisco che l’argomentazione genetica per l’omosessualità è una risposta diretta alla stanca retorica del «Tu non sei nato in questo modo» delle persone religiose. Ma a mio parere, potremmo togliere a tale argomento religioso gran parte del suo potere se rispondessimo così: «Forse non sono nato in questo modo. Ora dimmi perché pensi è importante.» Immagino che molte persone religiose non abbiano veramente riflettuto sulle implicazioni della loro stessa retorica. (Quale sarà, per esempio, il significato di una parola socialmente costruita come “naturale”?)

Siamo ad un momento molto emozionante nella storia quando si tratta di uguaglianza LGBT. Sì, ci sono battute d’arresto quasi ogni giorno in America, per non parlare di Uganda e RussiaEN, due paesi che richiedono la nostra attenzione immediata. , due paesi che richiedono la nostra attenzione immediata. Ma qui in America, ci stiamo avvicinando sempre di più al post-uguaglianza. Con questo in mente, dovremmo continuare a credere che le persone accetteranno la nostra omosessualità solo se viene loro fatto credere non l’abbiamo scelta? Dovrebbe una riluttante e obbligatoria accettazione essere l’obiettivo del nostro attivismo? Beh, di sicuro non è il mio obiettivo.

Ogni volta che qualcuno mi accetta solo perché si sente obbligat* a farlo dal mio codice genetico, mi sento degradato piuttosto valorizzato. È come dire: «Non puoi trattenerti, dolcezza. Tu sei nato così. Io? Io sono nato con astigmatismo e un ginocchio traballante. Non possiamo cambiare i nostri limiti, nemmeno se volessimo» (Come se l’omosessualità fosse stata tolta dal DSM solo per essere inserita nell’ADA). In un certo senso, questo sentimento di obbligo viene fuori da “Same Love” di Macklemore, una canzone che mi piace comunque. E nella misura in cui favorisce molte persone eterosessuali e gay allo stesso modo ad essere aperte a forme di amore non tradizionali, spero che continui a cantarla per moltianni a venire.

 

Eppure, ogni volta che la canzone capita sul mio iPod, non posso evitare di chiedermi se Macklemore avrebbe pensato che meritavo una canzone anche se gli avessi detto che avrei potuto, infatti, cambiare se ci provassi, se volessi. Io l’ho scelto.

 

Brandon Ambrosino è uno scrittore e ballerino professionista con sede a Baltimora. Ha scritto per The Atlantic, TIME, McSweeney, The Huffington Post, Narratively, Gawker, Buzzfeed, il Baltimore Sun, e Baltimore Magazine. Seguilo su Twitter all’indirizzo @Brandonambro .

 

 

Annunci

One thought on “Non sono nato così. Ho scelto di essere gay | New Republic – Brandon Ambrosino

  1. Pingback: E. J. Graff – The Nation: Cosa c’è di sbagliato nello scegliere di essere gay? | Queer in Translation

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...