Più che Parole: Storia del termine “saffico”

Articolo Originale di Cara – Autostraddle

Rory Midhani

Rory Midhani

EN= link in inglese

 

Saffico. Saf-fi-co. Una parola bella e dolorante, metà sospiro e metà grido. Descrive un certo tipo di metro poetico, una strofa di quattro-versi in trochei (inizia forte, diventa esitante) e dattili. O descrive un certo tipo di donna, il tipo che legge Saffo e ci si ritrova a sufficienza da arrossire. Saffo lasciò dietro solo quattro poesie complete o quasi (più un cielo di stellati frammenti evocativi), ma ha prestato il suo nome e il nome della sua città natale, Lesbo, ad un intero gruppo di persone, un gruppo che non entrò davvero in proprio fino a diversi millenni dopo la sua morte. Certamente non intendeva darci un nome; argomentazioni sulla questione se i termini abbiano alcun senso sono convincenti da entrambi i lati. Ma è così che funziona la lingua molte delle volte – qualcosa sembra andare bene, e si attacca, e le prove successive non necessariamente la smuovono. “Saffico” si attaccò per motivi importanti, anche se non sono quelli ovvi.

Ho incontrato Saffo per la prima volta nella mia classe di Latino del terzo anno di superiori. A quel punto non sapevo che cosa diavolo ero, e di certo non aveva alcuna parola per quello. Non si potevate nemmeno dire che mi stessi nascondendo, metaforicamente, “nell’armadio”, dato che questo implica quattro distinte pareti su cui per appoggiarsi o martellare, e una certa consapevolezza della relativa oscurità per mezzo di una fessura di luce sotto la porta. No, io ero in fondo sotto la casa, preparandomi a seguire il battere dei tubi attraverso una botola e poi nell’armadio. Nel frattempo, indossavo esattamente la stessa giacca sportiva ogni giorno, rimanevo alla larga da conversazioni da mensa potenzialmente rischiose, e scrivevo un sacco di poesie sulla mia migliore amica, soprattutto durante le lezioni di latino.

Un frammento di Saffo su un papiro mummificato

Il mio banco in quella classe era a destra della cattedra, tre file dalla fronte. Un paio di volte per classe prendevo una pila di fogli, ne prendevo uno, passano il resto indietro sopra la mia spalla, e iniziavo a tradurre. Questa volta, però, non c’era latino. Solo tozze lettere greche, linee inglesi appaiati con quelle e un po ‘di biografia-in-a-riquadro su Saffo, che ho scorso: 7° secolo, “decima musa” di Platone, scrisse musica di nozze. Influente poetessa, figo. Mi tuffai subito nella traduzione inglese, e whoah. A volte sembra che come abbia ancora ripreso aria.

Era il frammento 31, la più volte tradotta, sempre bellissima Ode alla Gelosia. Il mio ragionamento durante lettura era qualcosa di simile a questo: “Mi sembra che sia simile ad un dio quell’uomo che ti sta seduto a fronte. . . un attimo questa è una donna? Una donna che scrive di essere gelosa di un uomo che sta vicino a una donna diversa? “Che ti ascolta tanto da vicino, voce soave . .. Ragazzi, si è appena fatto stranamente caldo qui? La mia insegnante lo sa o qualcosa del genere? Lei deve sapere.” Ma la maggior parte della paura fu rapidamente filtrata via a favore del brivido della scoperta. Qui, finalmente, c’era una donna da molto tempo fa e da molto lontano che si sentiva come me, che scriveva di quello che volevo scrivere senza scusarsi o cambiare pronomi, ma riusciva comunque a trasmettere malinconia, e una terribile passione, e una rabbia per l’essere in qualche in una posizione sbagliata. “Più dell’erba divento verde.” Non solo posso ancora sentire il frammento 31 nella mia testa, posso ancora sentirlo le mie dita, che graffiavano le ultime, a metà perdute righe in tutti i tipi di margini più e più volte, ogni volta che mi sentivo frustrata: “Ma tutto è tollerabile… ”

Saffo legge alle sue amiche, su un vaso

Ecco, questo è la mia personale Leggenda di Saffo: tutti i miei sentimenti da liceo proiettate su una biografia in un riquadro e un’immagine fotocopiata, ma ero arrivata piuttosto tardi al simposio. In realtà, Saffo è una di quelle svolte mondiali che ora è più una figura di fatto; un contorno che getta una grande ombra tremolante. Nel corso della storia, le persone hanno scritto e riscritto la sua storia per soddisfare le loro esigenze; è stata una musa, un archetipo, una paria, un esempio da seguire, questo nonostante il fatto che nessuno sappia davvero qualcosa su di lei.

Il poco che sappiamo per certo viene da Suda o Suida, una massiccia enciclopedia e dizionario greco bizantino della fine del X secolo circa. Ci dice che Saffo è nata nel 7° secolo a.C, sull’isola di Lesbo, ad una coppia dell’alta società chimata Scamandronimo e Cleis (Saffo e la sua città natale, naturalmente, ci hanno portato indirettamente anche la parola “lesbica”, ma quello è un articolo per un altro giorno). Visse lì con i suoi genitori e tre fratelli, scrisse poesie, e fu brevemente esiliata in Sicilia a causa della lotta politica. Quando tornò, aveva sposato un ricco uomo di nome Cercila, e aveva avuto una figlia, che chiamo Cleis, come sua madre. Il suo lavoro di giorno era gestire un thiasosEN, un’accademia in cui giovani donne non sposate andavano per imparare le buone maniere, la composizione, il canto, la recitazione di poesie,

Era un’ottima poeta e un’ottima drettrice di thiasos, e durante il suo tempo, questo le portò molto rispetto (“tutti onorano i saggi … e i Mitilenesi onoravano Saffo nonostante fosse una donna”, spiega AristoteleEN). In seguito, però, quando i tempi ei costumi sociali cambiorolo, le è valse un diverso tipo di reputazione. Drammaturghi e autoric satiricu ateniesi intorno 400-300 a.C. inizarono “ad usare Saffo come un facile bersaglio per battute su lesbismo e promiscuità.”  Come scrisee H.T. WhartonEN nella sua biografia del 19° secolo di Saffo, “lei divennse una sorta di personaggio tipo per . . . drammi licenziosi”. Nel 380 DC, L’Arcivescovo di Costantinopoli Gregorio Nazianzeno ordinò che le sue opere fossero bruciateEN; Papa Gregorio VII fece lo stesso nel 1073. I libri erano difficili da trovare comunque in quei giorni, e queste due purghe si sbarazzarono efficacemente di eventuali copie delle opere complete di Saffo. Così come di tanto storia, una volta considerata deviante, ci sono rimasti solo frammenti.

All’arcivescovo di Costantinopoli Gregorio Nazianzeno piacevano solo determinati tipi di libri.

I primi di questi frammenti furono riscoperto durante il Rinascimento, nascosti in antichi libri di testo greci come esempi di grande poesia dell’epoca e del particolare dialetto regionale di Saffo.  Studiosi e scrittori rinascimentali, con il loro appetito insaziabile per la verità e la bellezza, divorarono Saffo.  Le donne in particolare furono felici di averla scoperta: era, secondo la storica Harriette AndreadisEN, “l’unico modello antico a cui donne scrittrici pre-moderne potevano paragonarsi e a cui potevano essere paragonato.” Madeline de Scudéry, un’intellettuale del 17° secolo, che possedeva un salone femminista, si “presentava come una seconda Saffo,” usava il nome della sua eroina come pseudonimo, e scrisse anche la prima biografia di SaffoEN.  La scrittrice inglese Katherine Philips, che spesso esaltava poeticamente l’amicizia femminile, era anche resa accanto a Saffo, “spesso con una dichiarazione sulla sua sessualità.” Dopo che ruppe il ghiaccio, molte altre scrittrici inglesi iniziarono a scambiarsi il complimento, sempre più senza dichiarazioni.

Nel frattempo, un gruppo completamente diverso di persone si imbatté sulla reputazione multivariegata di Saffo e trovò utili parti di essa. Biologi europei del 16° e 17° secolo stavano cominciando a cercare seriamente di capire l’anatomia sessuale femminile e tutto ciò di cui era capace. Thomas Bartholin, in una traduzione in inglese del padre del libro di anotomia del padre Caspar Bartholin, praticamente attribuisce a Saffo il merito di aver inventato la sforbiciataEN, o tribadismo. Dopo qusto, divenne la testimonial di questa “pratica lasciva”.

Le canzoni di Bilitis di Pierre Louy [illustrazione di George Barbier]

Nel tardo 19° secolo, archeologi a sud ovest del Cairo scoprirono alcuni manoscritti perduti di SaffoEN “scritti su rotoli di papiro e utilizzati come rivestimento nelle mummie e come ovatta nelle carcasse di coccodrilli e altri animali sacri.” Questo scatenò una rinascita dell’interesse per la sua poesia e la sua persona, che era particolarmente attraente per una comunità letteraria francese che stava abbracciando al momento abbracciando innovatori che spingevano verso l’estremo come Charles Baudelaire e Paul-Marie Vermaine.  Pierre Louys, eccezionale poeta erotico e fotografo di nudo, capitalizzò su questa nuova popolarità con un libro intitolato Le canzoni di Bilitis, che conteneva “poesie d’amore passionali tra due donne, presumibilmente scritte da un contemporaneo di Saffo”; aggiunse tutta l’esplicitazione che mancasse nelle pensava poesie di Saffo e rinforzò il suo trucco con una bibliografia falsa, e vendette come il pane.EN Come scrive lo storico Neil MillerEN , “Presto, anche le donne che condividevano la sessualità di Saffo la scoprirono, e, come il modello per l’omosessualità maschile contemporanea che i pionieri gay britannici. . . ricercavano nella Grecia classica, Saffo divenne un punto di riferimento per un nuovo, affermativo senso di identità lesbica “. Saffo era di nuovo una celebrità, e la parola “saffico”, nel suo senso contemporaneo, è finalmente nata.

Dico contemporaneo, ma nessuno usa davvero più la parola “saffico”. Capisco perché – ha un’aria di esotizzazione, e le sue radici, che sembrano a prima vista così semplici, sono piuttosto contorte quando le si rintraccia. E ci sono buone probabilità che la fonte non è una gold star [lesbica che non ha mai avuto relazioni con uomini, ndt]: la leggenda più conosciuta in merito a Saffo narra che si struggì talmente per un uomo da essersi gettata da una scogliera, che non è esattamente il più saffico dei comportamenti. Onestamente, però, mi piace com’è nodosa la parola.  Mi piace il fatto che, come il resto della nostra storia, ha viaggiato attraverso ridicolo, censura, false rappresentazioni, medicalizzazione, sensazionalismo, e carcasse di coccodrillo, ed ancora, attraverso la purezza della poesia stessa e delle idee dietro di essa, rimane letteraria, senza macchia, e dolorosamente facilmente riconoscibile. Il più famoso distico di Saffo recita così:

potrai dimenticare, ma lascia che ti dica questo: qualcuno in qualche tempo futuro penserà a noi.

Il mondo ha dimenticato Saffo innumerevoli volte, e ricordata di nuovo in qualunque modo riteneva opportuno. E se noi, qui in un tempo futuro, pensiamo a lei, e abbiamo bisogno che lei sia qualcosa, mi piace credere che a lei non dispiacerebbe. Chiamatela licenza poetica, ma forse possiamo finire i suoi frammenti per lei.

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One thought on “Più che Parole: Storia del termine “saffico”

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